Paola Minello - Sito ufficiale
 
 
 
 
      

 

Testo critico sulla mostra Rock Tenuta ad Aulla.

 
La relazione tra musica e pittura è sicuramente uno degli aspetti della creatività che rendono affascinante e persuasiva ogni azione tesa ha determinare forme e contenuti che, esteticamente, rimandano al mondo interiore dell'esecutore sia esso compositore musicale o pittore.

Nel caso di Paola Minello ci troviamo di fronte ad una sorta di trasgressione creativa che, partendo da indiscutibili stati emozionali transitati nell'esperienza mnemonica, vengono trasposti in forme coloristiche di inequivocabile potenza cromatica e di convulsa emotività grafico/formale.

 
La puntualizzazione iconografica di giustapposte raffigurazioni che, con effetto minimale, rafforzano l'interpretazione formale dei dipinti non è altro che una didascalia asservita ad una lettura esemplificata del testo pittorico e, fondamentalmente,  introduce ad un mondo di sensazioni che si traducono in forme gestuali ammiccanti ad una trasgressione umorale che sconfina, nella sua intima genealogia, in una sorta di rito erotico pervasivo della storicità del momento in cui si manifesta. Lo stato di trans, la frammentarietà intuitiva dell'armonia, la forzatura cromatica, il pregiudizio formale di forme fotografiche, l'ammiccare ad un forma creativa sconfinante, temporalmente, nella POP ART, l'essere “trascinati” nella vorticosa metodica del ROCK assume nel discorso pittorico di Paola Minello una sorta di giustificazione alle vibrazioni sonore che determinano l'azione  creativa.
 
La Musica, nel caso degli autori narrati, ha connotati e forme metodologiche diverse che colgono il loro momento di sintesi nell'interpretazione e nelle forme espresse dalla mano e dal senso creativo di Paola Minello. I suoi trascorsi canori e la sua partecipazione ad un mondo culturale pieno di stimoli creativi hanno determinato una coscienza formale di particolare valore estetico. L'attenzione alla dimensione musicale sembra caratterizzare la sua riflessione teorica e pratica pittorica. Paola Minello trova nella specificità dei linguaggi e delle forme musicali gli stimoli per la rielaborazione, del tutto originale, della forma pittorica e dei rispettivi contesti. Ci troviamo di fronte ad un faticoso processo di definizione di un'arte pittorica totalmente indipendente dal referente naturalistico, o meglio, capace di ritrovare, nella specificità dei propri mezzi espressivi, nuove possibilità formali.
 

Tuttavia, nel caso di Paola Minello, esso non deve essere inteso come relazione diretta e biunivoca tra le due discipline artistiche: nel senso di una traduzione di fatti musicali in specifiche opere pittoriche o viceversa.

Non si può perciò sostenere una diretta e programmatica influenza della musica nel linguaggio pittorico di Paola Minello; in nessun caso l'analisi dei suoni viene proposta come punto di partenza metodico della teoria delle forme e dei colori.

 
Analogie, somiglianze (impressioni,improvvisazioni, composizioni, ecc..) relazioni tra le due arti, vengono infatti presentate come stimoli di una riflessione che si consuma all'interno di un'orizzonte specificamente pittorico: la musica, avendo già compiuto (grazie all'abbandono di una concezione mimetico-rappresentativa dell'arte)

quella rivoluzione in direzione dell'interiorità che la stessa pittura deve riuscire a realizzare all'interno del proprio orizzonte progettuale, offre a Paola Minello un esempio concreto di conquista di uno specifico ambito creativo.

                                                                                                                                

Pierangelo Rosi


Testo critico sulla mostra "Omaggio a Marilyn" tenuta a Milano, Galleria Santa Marta.

 

La delicatezza graffiante di Paola Minello.

 

L’arte di Paola Minello è un graffio continuo nell’anima, alla scoperta dei sentimenti e delle emozioni che temiamo di mostrare, perché la società ci impone di reprimerli. Ma non sono emozioni banali, triviali, di bassa lega e facile diffusione. Si tratta di sentimenti come il sincero e disinteressato amore per un amico, lo stupore di fronte ad una farfalla, la meraviglia di fronte ad un piccolo oggetto del creato, il rispetto religioso per una pietra colorata, il respiro trattenuto in attesa di un’alba inconsueta, l’ammirazione commossa per una grande anima silenziosa, lo smarrimento dell’anima per un cerchio nel grano foriero di futuro, la speranza di un incontro ultraterreno. Si tratta di emozioni che la società contemporanea stigmatizza, perché tipiche delle persone apparentemente deboli, alla ricerca della purezza, e quindi considerate un po’ folli.

 
Quelle emozioni ognuno di noi vorrebbe apprezzarle, ne è incuriosito, ma in pubblico le ridicolizza, le biasima, le considera “fuori dal mondo”, ne è infastidito, perché oltraggiano la banalità collettiva che ci circonda e ci dà un senso, nell’essere parte di un’epoca decadente che ha reso consumistici i desideri e consumate le emozioni. La banalità del nostro contemporaneo è rappresentata da simboli e merci foriere di potere tronfio e passeggero. Il potere di Paola Minello è invece nel tratto umile ed eterno dell’arte, è nel suo essere originale, unica, portando sulla tela la rilevante moltitudine di sentimenti che tutti noi coviamo nascosti, ma non abbiamo il coraggio di rivelare e rendere canto collettivo.
 
E lei, come ogni artista vero, riesce a graffiarci l’anima, scavando in se stessa e mettendo a nudo la sua straordinaria umanità, in un certo qual modo sacrificando la sua privacy, per permetterci di viaggiare grazie a lei in noi stessi, nelle nostre radici, nei nostri veli sottili di inquietudini quotidiane, per riscoprire le nostre parti migliori. Le sue Marilyn sono l’opposto di quelle di Rotella. Non sono icone condivise, non sono merce notturna per sentimenti usurati, ma sono richiamo alla persona, alla donna, alla triste storia di emozioni tradite che Marilyn persona ha sperimentato, proprio a causa dell’icona che rappresentava.
 
Con Paola Minello Marilyn cessa di essere una rappresentazione per tutti, un simbolo condiviso di sensualità a buon mercato, e ritorna ad essere una fragile esistenza, una persona, una donna sottilmente in equilibrio tra l’amore ed il dovere, tra la passione ed il dolore, tra gli uomini che la usano e se stessa che non sa mai veramente mettersi al centro, non è mai in grado di amarsi e farsi amare. Marilyn è genialmente trasfigurata da Paola Minello: da simbolo di potere e sensualità, assurge a mito di donna piccola piccola, di vittima celebrata sull’altare del consumismo delle emozioni, che troppo spesso rende le donne ostaggio della propria bellezza, del proprio dover essere sempre all’altezza del giudizio altrui. Marilyn trova finalmente riscatto, grazie a Paola, e dalle pennellate essenziali del suo lavoro emerge come donna nuova, pulita, delicata, vicina a noi tutti, dentro noi tutti. Bella e folle come Paola, e come ognuno di noi vorrebbe in fondo essere e vivere, senza avere sufficiente coraggio per farlo.
Ernesto Ciorra  
 
 



Roma - 26 Novembre 2006: mostra "Just Marilyn"

Esiste uno spazio, fuori dal tempo di un pensiero storicizzante nel quale le cose, le persone, gli avvenimenti sono estraniati dal loro possibile significato pubblico.
Esiste una dimensione in cui segni e gesti assumono accezioni autonome imprevedibili, per questo aborrite dagli schemi ideologici dominanti che, per definizione, necessitano di significati riconoscibili.
Esiste, in altre parole, una dimensione privata e spirituale del fare arte che sfugge a congetture predeterminate senza perdere niente della propria dignità costitutiva.
E' in Mostra dal 26 novembre all'8 dicembre a Roma un estratto della ricerca “Omaggio a Marilyn Monroe” di Paola Minello.
Il segno di Marilyn in arte appartiene all'inconscio della pseudo cultura artistica di massa, che ci riporta con una macchina del tempo estraniante agli anni '60 della Pop Art, il collage alle componenti dada presenti nelle prime manifestazioni di questa.
E ancora, la dinamica dei segni di sfondo ci evoca il gesto informale. Ma Paola Minello è molto lontana da questi frastuoni. Le manifestazioni terrene non sono fatte di sola forma in senso meccanicistico.
Quella di Paola non è la Marilyn icona commerciale riportata in arte, è proprio l'essenza che resta dopo queste affollate operazioni di riproduzione, forma emotiva di un preciso senso di femminilità.
Questi segni visivi sono intimi, non collettivi. Personal Art, verrebbe da dire. Tolti gli impulsi a registrare la civiltà dei consumi, sopiti critica, accusa o impegno nel cambiarla, resta tutto il “di dentro” da indagare.
Il mix di Paola Minello è indotto da motivazioni interiori. Lo sfondo non è decorazione, il rituale demiurgico che lo genera ne è testimonianza: è connotazione emozionale dell'icona, la caratterizza, ne esalta una nota espressiva, come fosse la sua ombra remota, un destino che torna a dare conferma di sé.
C'è prima di Marilyn, come viene prima il contesto di ogni cosa, agente del soggetto, forma di un pensiero: non è in gioco una scala di valori, il movimento del segno nasce per un corpo, ma solo dopo lo sa. Queste icone sono al centro di un universo in atto, in evoluzione, che le stava aspettando.
Quell' universo parla di loro, in senso quasi espressionistIco.i
La figura è un segno che stravolge l'impressione, ne diviene protagonista: sono gli accenti a fare la differenza. Il gioco della ricerca del soggetto oggettivato si fa strabiliante caratteristica dei lavori di Paola, sfida all'osservatore e firma d'autore.
Ci si perde, nel proprio universo, ma solo per ritrovarsi.

e.g.




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